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Dal primo momento in cui si mette piede nel mondo del lavoro, le competenze trasversali possono rivelarsi dannose e controproducenti.

Specialmente nelle prime fasi di inserimento nel mercato del lavoro, molti tendono a mostrare con entusiasmo le mille cose che hanno imparato, per la gioia dei datori di lavoro. Ma non sempre questo può rivelarsi un bene!

Le competenze maturate su più ambiti diventano a tratti dannose e ci distolgono dai nostri obiettivi, attribuendoci oneri e responsabilità che spetterebbero ad altri.

Non solo nel lavoro

“Visto che sei bravo con il computer, puoi entrare nei server del gestore telefonico e recuperare i tabulati della mia ex? Dai, tanto ci metti 5 minuti!”

Quante volte ci siamo sentiti dire una cosa del genere?

Soprattutto in ambito informatico si tende a generalizzare troppo a causa della scarsa conoscenza del settore.

Il mondo digitale è un enorme iceberg di cui “Facebook e WhatsApp” sono solo la minima parte che affiora nella testa dell’Italiano Medio. Ma non è detto che un grafico, un programmatore o un copywriter, solo perchè usano il computer come mezzo di lavoro, sappiano per forza fare tutto in cinque minuti.

Ovviamente l’esempio è estremizzato, ma ci sono settori talmente ampi che richiedono figure specifiche per ogni sfaccettatura. E anche le singole aree di competenza hanno tante ramificazioni che richiedono conoscenza, esperienza e preparazione. Ne consegue che appartenere ad una categoria non significa per forza saper fare tutto.

Ma come farlo capire a parenti ed amici?

“Eh, vaglielo a spiegare!”

Hobby e tempo libero

Molte volte in parallelo alla propria professione si sviluppano una serie di hobby paralleli, che spesso riguardano lo sport, i viaggi e altre mille cose.

Ma occhio, anche lì, a sembrare troppo disinvolti: l’approfittatore è sempre dietro l’angolo!

In molti casi io stesso mi sono fatto prendere dall’entusiasmo nel dimostrare nel CV di fare un sacco di cose fighe nel mio tempo libero. I colleghi e i capi più furbi se ne ricorderanno, e con la scusa dei tempi morti cercheranno di ottenere informazioni preziose con il minimo sforzo!

Differenza tra consiglio e consulenza

Questo è un altro tasto dolente che in molti non capiscono (o fanno finta), perchè chiedere un consiglio rapido è lecito, rispondere con garbo è doveroso. Ma quando le richieste vanno un po’ oltre, si sconfina nella consulenza. In tal caso bisogna trovare il tempo per vedersi, parlarne in maniera approfondita, pianificare e avviare processi un pelo più strutturati.

L’esperienza è importante, ma vale la pena esporsi?

L’esperienza è importante in qualunque settore, meglio se orizzontale, in modo da poter abbracciare tutti quei rami della nostra professione che ci permettono di guardare oltre, avere uno sguardo proiettato verso orizzonti più ampi.

Ma fino a che punto vale la pena esporsi, sconfinando dai propri ambiti per andare incontro alle esigenze degli altri? E’ davvero conveniente condividere ad ogni costo il proprio sapere, magari per piacere personale, o meglio tenerselo per se?

Non dico di mettersi i paraocchi e guardare con diffidenza chiunque, ma è giusto saper utilizzare la propria professionalità e competenza per perseguire gli scopi prefissati, senza sviare o farci condizionare da soggetti terzi che chiedono solo di risolvergli un problema senza sforzo. Questo è controproducente sia per noi, che siamo distratti dal nostro focus, sia per chi ci inoltra tali richieste, perchè non diventerà mai autonomo e continuerà a galleggiare sul lavoro altrui.

Come ogni cosa nella vita, le medaglie hanno un dritto ed un rovescio, dipende tutto dalla circostanza.

Scusate lo sfogo, ma era dovuto 😉

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