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Mentre siamo distratti a scrollare la home di Facebook o di Instagram, oppure quando mandiamo una mail, non ci pensiamo. Ma qual è l’impatto ambientale del web che tutti i giorni utilizziamo per svago o per lavoro?

Utilizzo inconsapevole

Nell’utilizzo di tutti i giorni non ci rendiamo conto che ogni singolo bit che “si muove”, non per forza attraverso il web, ha necessità di energia. Lo smartphone che abbiamo sempre in mano, il computer con il quale lavoriamo, i gadget connessi ad internet (persino il frigo e la lavatrice) per elaborare e trasferire dati hanno bisogno di energia elettrica.

Quando i nostri nonni, da piccoli, ci bacchettavano perchè lasciavamo le luci del corridoio accese, avevano ragione. Questo avviene anche oggi con l’utilizzo inconsapevole (talvolta eccessivo) di strumenti digitali, che innescano un meccanismo energivoro che noi non vediamo. Quando facciamo una ricerca sul web, inviamo una mail o facciamo una diretta streaming, abbiamo l’illusione di consumare solo la batteria del nostro dispositivo. Ma in realtà non è così.

L’infrastruttura

Attraverso la rete mobile, l’ADSL o la Fibra di casa, i nostri dati viaggiano attraverso una fitta rete di cavi che attraversano tutto il pianeta. Questi cavi (solitamente in rame o fibra ottica) si dipanano in una immensa struttura di nodi che si occupano di smistare le informazioni e recapitarle al server di destinazione, che a sua volta immagazzinerà il dato e lo trasmetterà agli altri utenti della rete. Questo, ovviamente, in estrema sintesi: nella realtà è tutto più complesso.

Dobbiamo quindi immaginare internet non come uno spazio prettamente virtuale, ma piuttosto come un’infrastruttura fisica anche piuttosto complessa, che con la sua diffusione capillare diventa sempre più bisognosa di energia per il funzionamento e la manutenzione.

Vogliamo parlare poi dei data center? Si parla di enormi ambienti a temperatura e umidità controllata che contengono armadi pieni di computer, dischi, cavi, sistemi di raffreddamento, schede elettroniche, processori e tutto ciò che permette l’elaborazione e lo stoccaggio dei dati. Tutti questi dispositivi, come succede anche per il computer di casa o dell’ufficio, dopo una serie di anni necessitano la sostituzione con modelli più recenti, contribuendo alla produzione di rifiuti speciali.

Le big tech

La rapida diffusione del monopolio mondiale di alcuni servizi (tra cui alcuni noti social e motori di ricerca) e la corsa sempre più sfrenata al cloud, hanno spinto le big tech (Microsoft, Google, Facebook, Amazon e affini) a costruire delle megastrutture private per ospitare enormi datacenter, che permettono di ospitare i propri servizi senza essere dipendenti da estende terze.

Questi enormi catalizzatori di informazioni sono sparsi in tutto il mondo e permettono a queste aziende di erogare i propri servizi in maniera capillare. Si stima che la somma di tutti i server presenti sul pianeta consumino energia tale che sarebbero paragonabili alla quarta nazione al mondo, subito dopo Cina, Stati Uniti e India.

Un’enorme mole di energia utilizzata, con altrettanta materia prima per produrla, da combustibili fossili a centrali nucleari o a carbone.

Ovviamente le aziende sopra indicate sono molto attente all’ambiente e già da diversi anni hanno messo in atto delle politiche di riduzione o abbattimento sia del carbone come fonte energetica, sia della CO2 come prodotto della produzione di energia.

Solo per fare qualche esempio, Amazon ha dichiarato di voler diventare carbon neutral entro il 2040, mentre Google e Facebook promettono di mantenere la promessa con 10 anni di anticipo, entro il 2030.

Come si fa a raggiungere obiettivi così ambiziosi? Grazie all’utilizzo di energie rinnovabili! Il fotovoltaico, l’eolico (e altre fonti rinnovabili) possono garantire una buona percentuale di fabbisogno e allo stesso tempo diminuire l’immissione di gas serra nell’atmosfera.

Le fonti di energia

Come detto poc’anzi, l’unico modo per diminuire l’impatto ambientale della rete informatica globale è spostare la produzione energetica verso fonti innovative, rinnovabili, a zero emissioni.

Questo può essere possibile soltanto facendo grossi investimenti e lavorando con i reparti di ricerca e sviluppo, e chi se non le grandi aziende della Silicon Valley può fare questo?

Hanno profitti di tutto rispetto, fanno dei numeri impressionanti offrendo i loro servizi a tre quarti del pianeta (alla Cina no, perchè non vuole), hanno abbastanza capitali da investire per sperimentare soluzioni innovative.

Cosa possiamo fare nel quotidiano

Non solo le big tech, anche noi umili utilizzatori finali possiamo cercare di ridurre la nostra impronta energetica ottimizzando l’utilizzo quotidiano della rete. Basterebbe limitare dei comportamenti che a noi sembrano innocui, ma che sommati a tutta la popolazione mondiale fanno molto “spessore”.

Ci sarebbero mille esempi da fare:

  • Inviare lunghi messaggi vocali fatti perlopiù di titubanze e silenzi;
  • Lasciare spotify acceso durante la notte o quando non lo utilizziamo;
  • Inviare mail con allegati pesanti o includendo destinatari non necessari;
  • Guardare mille volte lo stesso video o lasciare Youtube acceso mentre non lo guardiamo;
  • Chattare con persone che sono a due metri da noi, o nella stanza accanto;
  • Organizzare male il proprio spazio sul cloud, con file duplicati o da eliminare, che continuano a girovagare per l’etere;
  • Scorrere incessantemente la home di Facebook, sperando in qualche novità;
  • Evitare di organizzare lunghe videocall con decine di interlocutori che neanche sono interessati all’argomento;
  • Creare affannosamente storie o pubblicare foto anche se non è realmente necessario.

Sono solo alcuni dei comportamenti che, se evitati, diminuirebbero di molto il peso che abbiamo sulla coscienza di un pianeta sempre più ad un passo dalla catastrofe irreversibile.

Conclusioni

Siamo ormai abituati ad una società egocentrica, fondata sull’apparenza e sulla paura di essere tagliati fuori (comunemente detta FOMO), per cui cerchiamo sempre di essere al centro dell’attenzione anche a costo di rinunciare alla nostra privacy.

Ma questo atteggiamento oltre a distruggere la nostra amata Terra, ci fa perdere tempo prezioso, che durante la giornata possiamo utilizzare per fare qualcosa di più costruttivo, come migliorare la nostra condizione di vita, cucinare pasti sani, fare attività fisica, coltivare un hobby creativo o, perchè no, socializzare, che è uno dei bisogni primordiali dell’uomo.

Siamo soltanto noi stessi gli artefici del nostro destino.

E tu cosa fai quotidianamente per ridurre il tuo impatto energetico?

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