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“Ah, quando c’era LUI!” Può sembrare una frase che evoca i bei tempi andati, specie del primo ventennio del 900, ma c’è sotto un concetto molto più profondo.

Come succede nella vita sentimentale, anche nel lavoro capita di dover ricoprire un posto lasciato dopo la fine di un rapporto.

La prima cosa che salta fuori sono i paragoni.

Ah, quando c’era lui… i lavori arrivavano in orario

Sembra sempre di essere in un circolo di nostalgici dell’epoca mussoliniana: “eh, ma quando c’era lui faceva così… eh, ma quando c’era lui diceva cosà“.

La magagna è sempre dietro l’angolo, e la portata del rimpianto dipende sostanzialmente da due fattori:
• il nuovo lavoro dell’ex dipendente;
• il modo in cui il rapporto di collaborazione è terminato.

Quando una storia finisce male, non c’è consolazione che tenga. Sembra che poi vengano fuori tutti i difetti in un sol colpo. Se invece si rimane buoni amici, il rimpianto è sempre dietro l’angolo!

Questione di ruoli

In base alla nuova destinazione del dimissionario, cambia nettamente la percezione che ne hanno i suoi ex colleghi.

Il valore di stima varia in base al ruolo che attualmente ricopre, in quale città vive, in quale azienda lavora… Di solito le varie opzioni sono riassumibili in pochi punti.

Il genio indiscusso

Quando si ha a che fare con il genio della situazione, che ha vinto la borsa di studio negli USA o ha deciso di trasferirsi a Londra, a Berlino o in Australia, la questione diventa annosa: ci si trova a dover sopperire alle mancanze, a mettere le toppe all’impeccabilità dell’operato di una persona così efficiente e produttiva che sembra aver costruito l’Universo in 7 giorni… No, dai, non esageriamo!

Il freelance

Alcune aziende trovano comodo che i dipendenti aprano Partita IVA, vuoi per un risparmio sui costi, vuoi sulla modularità del lavoro, che permette di evitare una presenza fissa in ufficio che magari per alcuni periodi ha ben poco da fare e potrebbe dedicarsi ad altro. E’ il caso del freelance, che decide di mettersi in proprio e lavorare principalmente con l’azienda della quale era dipendente. La collaborazione prosegue per un po’ senza intoppi, sembra ad entrambe le parti che vada tutto bene, finchè poi uno dei due inizia a tirare la corda sul costo dei lavori. Apriti cielo!
Se non si trova un accordo entrambi rimangono scontenti, e la pioggia di insulti è inevitabile, nonostante a volte sia ancora fondamentale collaborare reciprocamente su lavori ad ampio respiro. Come quelle coppie di separati in casa che dormono in letti divisi ma che poi puntualmente si incontrano in corridoio per andare al bagno.

L’opportunista

Questa figura è quella che lascia meno il segno nelle aziende, perchè svolge il suo lavoro con concretezza ma non lascia con sè scie di benevolenza o di malumori. Un vero operaio del web, che svolge con diligenza i suoi compiti ma che sa bene che il suo obiettivo è la crescita professionale. Gente che dell’esperienza fa il suo cavallo di battaglia, e cambia azienda in media ogni 2-3 anni. Di solito il ruolo successivo è di poco migliore di quello attuale, anche per questo passa “inosservato” e non desta sospetti.

L’ambizioso

Così come l’opportunista, c’è anche chi punta leggermente più in alto e, conscio delle sue qualità, lascia in giro pezzi delle sue competenze per perseguire obiettivi ben più ambiziosi: se cambiano azienda lo fanno per passare a ruoli di responsabilità o a qualcosa di notevolmente migliore, senza mezzi termini. Gode della stima infinita di tutta l’azienda.

L’alternativo

Solitamente benestante di famiglia e un po’ indeciso sul suo futuro, dopo una laurea umanistica fuori corso, decide di intraprendere un lavoro creativo, salvo poi mollare tutto per dedicarsi all’allevamento di razze di asini sardi in estizione, tra una storia su Instagram e una sessione di gaming su Twich.

L’esasperato

Dopo aver tentato la fortuna in lavori con cui ha poca dimestichezza, scappa disperatamente altrove, cercando qualcosa che gli faccia dormire sonni tranquilli. Sono le persone più pericolose: improvvisando una professione per cui non nutrono un minimo di interesse, lasciano enormi danni in giro, che poi dovranno essere contenuti da chi occuperà la loro scrivania, in tempi stretti perchè il cliente ha già pagato e non è per niente contento.

Ci eravamo tanto amati…

Il secondo motivo per cui la reputazione di un ex dipendente può essere positiva o meno, dipende dal modo in cui il rapporto lavorativo si è concluso. Nella maggior parte dei casi il comportamento tra coppie separate dipende comunque da cosa c’è dietro: sono sempre pochi i casi in cui il divorzio consensuale non porta a conseguenze negative!

E anche qui ci sarebbe da dirne tante, ma cercherò di riassumere tutto in pochi punti.

Se non te ne vai immediatamente chiamo la polizia!

Eh si, succede anche questo, specie per soggetti a cui la vena in testa si chiude facilmente. Sono le situazioni peggiori da affrontare, sia per il lavoratore che per l’azienda, ma evidentemente gli interessi erano talmente differenti da aver creato un notevole diverbio tra le parti.

Ah, ma lavorava qui?

Si, c’è il tipo timido e silenzioso che dall’angolo della sua scrivania non da fastidio a nessuno, i colleghi se ne accorgono diversi giorni dopo il licenziamento, che tanto “quando c’era lui” in ufficio… non se ne acorgeva nessuno. Arrivano in punta di piedi e vanno via con altrettanta discrezione.

Vabbè non è che poi fosse così simpatico

Ci sono dei tipi invece che non vedi l’ora di toglierti dalle scatole, quelli bravini ma sempre con la risposta pronta e un po’ con la puzza sotto il naso, un po’ impiccioni, un po’ criticoni, che magari mettono zizzania tra colleghi per il puro piacere di sentirsi migliori degli altri.

Grazie di tutto, è stato un piacere

Casi rari di divorsi consensuali portano a lasciarsi senza rimorsi, con la consapevolezza di aver fatto tanto insieme e che le strade prima o poi si sarebbero dovute dividere, con la speranza, un giorno di ritrovarsi per progetti ambiziosi da portare avanti insieme.

E’ un duro lavoro…

Fortunatamente è una fase che dura poco, però è forse una costante abbastanza nota a chi cambia spesso lavoro o a chi ha avuto diverse esperienze in un breve lasso di tempo.

Colmati i vuoti lasciati dal predecessore, andranno via anche i rimpianti, permettendoci di trovare la serenità di non sentirsi più oggetto di assurdi paragoni!

E tu? Sei sopravvissuto ai paragoni del “ah, quando c’era LUI” rispetto al tuo predecessore? Faccelo sapere sui nostri social!

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