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Nel secondo appuntamento di Venerdìgital a tema “Mamma, ho installato Telegram!” abbiamo discusso di tutto ciò che ruota intorno all’app di messaggistica fondata dai fratelli russi Nikolaj e Pavel Durov.

Dall’anonimato alla fama

Fino a qualche tempo fa Telegram era un’applicazione dedicata ad una nicchia di smanettoni sempre pronti a testare nuove applicazioni. Grafica scarna, un client web molto ben funzionante (anche a telefono spento o disconnesso, cosa che WhatsApp tuttora non fa), stesse funzioni della concorrenza. Fin qua nulla di strano.

Negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale e sempre più utenti hanno iniziato ad apprezzarlo. Qualche mese fa, durante la famosa Fuga da WhatsApp, l’app di messaggistica si è ritrovata con 25 milioni di utenti in più in soli 3 giorni.

La sua similitudine al più famoso concorrente e la vasta gamma di features in più, hanno fatto velocemente breccia nel cuore dei nuovi fruitori, che una volta installato difficilmente tornano indietro.

Ma cosa contraddistingue Telegram dagli altri programmi di messaggistica? Quali potrebbero essere i motivi per spingere un utente medio a preparare armi e bagagli e migrare?

Tutto basato sulla sicurezza

La bandiera che Telegram ha sempre sventolato per attirare l’attenzione è stata quella della sicurezza. La crittografia end to end, le chat private, il timer di autodistruzione sono solo alcune delle caratteristiche in cui gli sviluppatori dichiarano di eccellere rispetto al prodotto di casa Facebook.

Ma sarà vero?

In parte si, ma andiamo con calma.

Crittografia proprietaria di Telegram

La crittografia end-to-end è relegata alle sole chat “segrete”. I messaggi criptati in questo modo vengono considerati sicuri perché non vengono salvati sul server, ma sui dispositivi dei due interlocutori. Di fatti, le chat segrete, a differenza di quelle standard, non vengono riproposte su tutti i dispositivi a cui abbiamo l’accesso, ma restano nel device nel quale sono state avviate. Ad esempio se apriamo una chat segreta su dispositivo mobile, questa non sarà visibile da client PC, in quanto la crittografia stessa non permette ai messaggi di essere “spostati” su altri dispositivi.

Le chat comuni, invece, vengono criptate con l’algoritmo proprietario di Telegram MTProto 2.0, che funziona con tecnologia client-to-server.

Quindi la sicurezza della trasmissione dei dati è garantita soltanto attraverso l’utilizzo di chat segrete.

Il modello Open Source

Altro aspetto importante di Telegram è che i suoi client sono rilasciati con licenza Open Source, questo significa che chiunque può accedere al codice sorgente, risolvere bug e aggiungere funzionalità. Unica cosa che rimane fuori dal concetto di software libero è proprio l’algoritmo MTProto 2.0, che probabilmente potrebbe essere uno dei punti su cui i fratelli Durov potrebbero monetizzare per mantenere in piedi tutto l’ecosistema Telegram che, ricordiamo, per gli utenti finali è gratuito.

Utilizzo in ambito Business

Sempre più aziende decidono di utilizzare Telegram per il proprio Business, per gestire newsletter con i canali, gruppi di assistenza, bot e tanto altro. Ne parleremo in un articolo dedicato.

Per maggiori informazioni sul mondo Telegram vi lasciamo il link a InsideTelegram che contiene un sacco di approfondimenti interessanti sull’argomento.

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